Ventennale della scomparsa di Don Umberto Pasini

1999 /2019 Vent'anni senza Donpa

A distanza di anni dalla scomparsa di Umberto Pasini, quello che contano non sono di certo i numeri o le  date commemorative, i premi ottenuti o la conoscenza diretta dell'uomo, le frasi celebri o le situazioni. Può sembrare cinismo ma affinchè l'opera di Pasini acquisica un valore assoluto e universale è necessario che sia l'opera stessa che parli al pubblico. Scrive l'autore stesso ne Il Giardino dell'Eden, una lirica da I Giorni del Tiglio: " Di me/rimarranno/soltanto le mie parole/ che ho scritto://Ma di quelle taciute/le ho dentro."

Umberto Pasini: Il Diario inedito

Sfogliando un diario inedito, chiaramente non destinato alla pubblicazione troviamo varie annotazioni: una telefonata ricevuta da una Signora di Palermo che si dice innamorata dei suoi articoli pubblicati sul Bollettino del Sacro Cuore; un richiamo da parte del "Capo" per essere uscito anzitempo dalle Lodi mattutine e la manifestazione di un certo disappunto per ciò, seguito subito dalla consapevolezza che "Il capo" non ha fatto altro che adempiere al suo dovere. Ricordiamoci sempre che la poesia non è innata nelle cose ma è necessario instillarla nelle cose stesse. Ebbene Pasini aveva questa peculiarità, comune ai poeti, di trasformare la banalità in poesia.

Possedeva una collezione di circa 100 clessidre, un tempo custodite al  museo del Modellismo di Voghiera; era pervaso da un'ossessione quasi maniacale di marcare il tempo: ore, secondi, attimi, momenti e scansioni di momenti sacri; in tutta la sua opera è raro trovare liriche dove non vi siano riferimenti temporali precisi. Nella raccolta di Futuro Interiore che già di per se gioca su un tempo verbale sono stati contati 282 riferimenti alle scansioni temporali.

Il tempo

Scrive Pasini nella lirica Futuro Interiore che apre l'omonima silloge: " Il tempo è immoto/ fra il presente e ieri. // Scelgo il silenzio / a sillabare / il cuore/ che adesso compita / col libro in mano / il dì futuro/ solo/ interiore." Da qui la consapevolezza che la funzione del tempo, osservandolo nel suo scorrere e contandolo, non è altro che quella di esorcizzare la grande paura che ogni essere umano si porta dentro; scrive nel '92 " Alla sera il solito gran mal di testa e la solira paura... morire." a questo punto Pasini riesce, in forza di questo esercizio di interiorizzazione del tempo, a trasfigurare questa paura, come emerge dal suo già citato diario "Il tempo vola (..) allora ero disperato per l'avvenire. Oggi sono meravigliato da come tutto sfumi in un  soffio."  Nelle parole di Pasini  quindi, anche quelle proferite senza cosciente volonta Poetica, la poesia è sempre presente.

 

 

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